Esercizi di Kegel. Attenzione, non sono la panacea di tutti i mali!

Gli esercizi di Kegel non sono la soluzione per ogni problema e non sempre sono indicati. Essi nascono, infatti, come tecnica per migliorare il tono della muscolatura pelvica, ma ci sono donne che, al contrario, avrebbero bisogno di rilassare questa muscolatura. Possono risultare inefficaci se praticati male, ma possono addirittura amplificare disturbi e disagi se mal praticati. Non a caso si parla di esercizio terapeutico.


Cosa sono gli esercizi di Kegel

Si tratta di contrazioni volontarie dei muscoli del Pavimento Pelvico, ossia dei muscoli che circondano la vagina, l’uretra e l’ano, e chiudono in basso il bacino, sostenendo i visceri pelvici. Questi muscoli hanno capacità di contrarsi anche involontariamente, per esempio durante il rapporto sessuale e in particolare durante l’orgasmo.


Gli esercizi di Kegel – dal nome del medico ginecologo che per primo li ha proposti negli anni Cinquanta – prevedono contrazioni ritmiche ripetute per tonificare questi muscoli, ma anche per aumentare la capacità di ascoltare le sensazioni che provengono dai genitali.  A Kegel si deve dunque l’introduzione di un trattamento non chirurgico per problematiche ginecologiche femminili quali il prolasso d’organo e l’incontinenza urinaria.
Anche gli uomini hanno un Pavimento Pelvico, con caratteristiche anatomiche e funzionali differenti rispetto a quello femminile, e pertanto possono anch’essi rafforzarlo facendo gli esercizi di Kegel. Gli esercizi di Kegel possono migliorare la disfunzione erettile e l’eiaculazione precoce negli uomini ripristinando la funzione erettile. Negli uomini con disfunzione erettile, si consiglia di eseguire gli esercizi di Kegel per oltre sei mesi per migliorare i rapporti sessuali. I ricercatori hanno scoperto che un programma post-operatorio (con gli esercizi di Kegel) migliora il controllo della vescica dopo un’operazione chirurgica alla prostata. Chi pratica gli esercizi muscolari pelvici con regolarità ha avuto un forte miglioramento rispetto agli altri (Dorey et al. – 2004).

Ad oggi, quando si parla di Rieducazione funzionale del Pavimento Pelvico, è molto acceso il dibattito sulla reale efficacia degli esercizi di Kegel, soprattutto se svolti in maniera isolata e non integrata in un percorso terapeutico più ampio.
Il Pavimento Pelvico svolge infatti le sue azioni in armonia con l’attività muscolare addominale, toracica e di tutto il resto del corpo. Esso dunque ha la funzione di sostegno dei visceri pelvici e, contraendosi simultaneamente con i muscoli addominali e con il diaframma toracico, contribuisce alle variazioni della pressione all’interno dell’addome. Il Pavimento Pelvico e il diaframma toraco-addominale sono collegati da fasce e muscoli sia strutturalmente ma anche e soprattutto funzionalmente, cosicché la funzione pelvica influenza la funzione respiratoria e viceversa.
Studi di fisiopatologia e chinesiologia, condotti negli anni dai vari professionisti che si dedicano all’ambito della salute perineale, hanno pertanto dimostrato l’importanza di lavorare globalmente su tutto il tronco, analizzando in primis il pattern di respirazione per poi allenare al meglio il core stability e tutte le sue funzioni, al fine di ottimizzare il rinforzo del Pavimento Pelvico.   

Detto ciò, non si vuole assolutamente denigrare l’importanza degli esercizi di Kegel, che rappresentano il primo step per aumentare la consapevolezza dei muscoli pelvici e per migliorare la capacità di ascolto delle sensazioni piacevoli a livello genitale, sia nell’uomo che nella donna, migliorando di conseguenza anche le performance sessuali.

Gli esercizi di Kegel non sono la soluzione per ogni problema e non sempre sono indicati. Essi nascono, infatti, come tecnica per migliorare il tono della muscolatura pelvica, ma ci sono donne che, al contrario, avrebbero bisogno di rilassare questa muscolatura. In questo caso è utile apprendere i cosiddetti esercizi di “Kegel reverse“.
Il consiglio generale è che ogni donna, che presenti un qualsiasi disturbo a livello dell’area pelvica, deve rivolgersi ad un professionista qualificato, che sia un’ostetrica, un fisioterapista o un infermiere, ed eseguire una visita per conoscere lo stato di salute del Pavimento Pelvico, che prende il nome di valutazione funzionale del Pavimento Pelvico, grazie alla quale si decide se iniziare un percorso di cura, che non si può chiaramente apprendere leggendo le informazioni che circolano sul web.

Scopriamo insieme i rischi legati alla loro scorretta esecuzione e qualche piccolo consiglio sulla tecnica di esecuzione più adeguata.

I rischi degli esercizi di Kegel mal fatti

Muovere i muscoli perineali volontariamente e correttamente può sembrare semplice, ma non lo è affatto, a causa della scarsa conoscenza di questa zona, che è ancora considerata un tabù. La maggior parte delle donne non è abituata a guardarsi, a toccarsi nè tanto meno a praticare autoerotismo. Capita che la maggioranza delle persone, in percentuale maggiore le donne, ne scopre l’esistenza, ahimè, solo quando sviluppano problematiche come l’incontinenza urinaria o fecale, prolassi, disturbi della sfera sessuale etc.

Gli esercizi di Kegel possono risultare inefficaci se praticati male, ma possono addirittura amplificare disturbi e disagi se mal praticati. Non a caso si parla di esercizio terapeutico. L’apprendimento del movimento corretto è un momento cruciale del percorso di rieducazione, non ci devono essere errori e la donna deve avere ben chiaro qual è il movimento che deve effettuare. Per questo motivo sarebbe opportuno rivolgersi ad un professionista della Rieducazione funzionale del Pavimento Pelvico, che potrà correggere e dare indicazioni specifiche sul numero di serie e di ripetizioni, che vanno a stimolare in modo diverso le differenti fibre muscolari del Pavimento Pelvico, fibre lente e rapide, in base ai parametri muscolari, che sono risultati deficitari nell’ambito della valutazione funzionale del Pavimento Pelvico.
Infatti, uno studio di Fitz et al. (2019) mostra che le pazienti che svolgevano gli esercizi a casa avevano risultati leggermente peggiori di quelle che li eseguivano in ambulatorio, quindi seguite da un terapista.

Se una donna vuole comunque provare ad eseguirli in autonomia, perchè magari gliene ha parlato l’amica o glieli ha consigliati il ginecologo di fiducia, sarebbe opportuno fare attenzione ad alcuni aspetti.
Innanzitutto è importante respirare regolarmente durante la loro esecuzione ed evitare di andare in apnea, per concentrarsi a sentire le sensazioni legate all’attivazione muscolare. L’esempio che faccio sempre alle mie pazienti è quello dello stimolo urinario che diventa impellente perchè, per esempio, si è in compagnia di amici e quindi si rimanda da un pò…si cerca quindi di attivare la muscolatura pelvica, per evitare così la perdita urinaria, ma nel frattempo si continua a parlare, magari per dire ai propri amici che si ha bisogno di allontanarsi un attimo. L’esercizio quindi deve essere in tal senso funzionale alla vita quotidiana.
Secondariamente ad ogni contrazione deve seguire una pausa di durata doppia rispetto al tempo di lavoro. Per esempio, se si contrae per 5 secondi, la pausa sarà di 10 secondi. Altrimenti il muscolo va in affaticamento e può diventare ipertonico.
De Lancey, grande fisiatra, ha messo in guardia contro una specifica complicanza degli esercizi di Kegel fatti a raffica, senza le dovute pause: la “dispareunia di Kegel”. Ossia il dolore ai rapporti causato proprio da esercizi di Kegel ripetuti con frequenza eccessiva, senza le giuste pause. Questo eccesso causa infatti iperattività muscolare fino a un franco dolore a genesi muscolare (“mialgia”). Restringe inoltre l’entrata vaginale con maggiori difficoltà alla penetrazione, che diventa sempre più dolorosa. Questo blocca in modo riflesso la lubrificazione. I tentativi di penetrazione in condizioni di secchezza vaginale causano microabrasioni della mucosa dell’entrata vaginale, che possono instaurare spasmo muscolare e predisporre allo stato di infiammazione cronica chiamato vestibolite vulvare.
E’ inoltre necessario imparare ad eseguire la contrazione in modo selettivo, vale a dire che mentre si eseguono gli esercizi di Kegel non si deve muovere nessun altro muscolo del corpo, in particolare i glutei, le gambe o l’addome, muscoli pelvi-trocanterici che normalmente sono chiamati in gioco quando la muscolatura pelvica è molto debole.

Lavorare in ambulatorio con il terapista significa anche che questi esercizi possono essere abbinati a terapie strumentali. Probabilmente si è sentito parlare di Biofeedback e di Stimolazione Elettrica Funzionale. In particolare la prima tecnica è un dispositivo in grado di rilevare, attraverso una sonda endocavitaria (vaginale o anale), l’attività elettrica del muscolo in questione e di trasformarla in un grafico a forma di campana visibile sullo schermo, di cui è munito il dispositivo. In questo modo il/la paziente ha la possibilità di vedere se muove correttamente la muscolatura, se è in grado quindi di contrarla ed anche di rilassarla, e di correggere il movimento, qualora il terapista gli farà notare che non è eseguito nel modo giusto.

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