Secchezza vaginale: un disturbo solo della donna in menopausa?

Secchezza vaginale, bruciore, prurito e/o dolore durante i rapporti sono disturbi intimi che compromettono la salute femminile e che si presentano più frequentemente nelle donne in pre e post menopausa, ma anche nelle fasce più giovani. Molte giovani donne sperimentano secchezza vaginale maggiormente durante la sessualità.


Cos’è la secchezza vaginale?

Si tratta di scarsa idratazione delle pareti vaginali, che può provocare una condizione di atrofia vaginale, ovvero un assottigliamento delle pareti della vagina, che diventano più fragili e maggiormente predisposte alla comparsa di abrasioni e microlesioni e, contemporaneamente, di un costante processo infiammatorio, con comparsa di: bruciore e prurito, rapporti sessuali dolorosi e sanguinamenti anomali durante i rapporti sessuali.
A differenza di quanto si possa pensare, la secchezza vaginale può colpire le donne in differenti fasi della vita, sia in età fertile che in menopausa, poiché deriva da cause di natura eterogenea. 
In Italia molte donne soffrono di questi fastidiosi problemi ma soltanto una minoranza è incline a chiedere un aiuto medico, per una comprensibile riluttanza a discutere temi così sensibili, soprattutto con un medico di sesso maschile e, quindi, finiscono per affrontarli in silenzio.
A volte, questi disagi influenzano talmente tanto la vita di una donna, da imporre anche delle rinunce.
La secchezza vaginale non impatta solo sulla vita sessuale ma può creare scomodità e disagio anche nel movimento e nelle attività quotidiane. Si dice di no a una passeggiata o alla compagnia di amici e parenti perché non ci si sente a proprio agio, o si arriva perfino a rifiutare i rapporti con il partner.

Abbi buona cura del tuo corpo, è l’unico posto in cui devi vivere (Jim Rohn).
Disegno a cura di Francesca Altamura.

Qualche nozione di fisiologia dell’ecosistema vaginale.

La principale caratteristica del microambiente vaginale è la sua elevata acidità: il pH fisiologico della vagina è infatti uguale a 4 – 4,5. Esso è determinato dalla presenza al suo interno di acido lattico e perossido d’idrogeno (comunemente detta acqua ossigenata), che derivano dalla trasformazione del glicogeno cellulare da parte del LACTOBACILLUS ACIDOFILUS o BACILLO DI DODERLAIN. La produzione di glicogeno è stimolata da normali livelli di ESTROGENI. Questi ultimi sono responsabili anche di stimolare la proliferazione e la differenziazione dell’epitelio vaginale (inspessimento), creando una barriera fisica agli agenti infettivi. 
Inoltre, in età fertile, l’integrità dell’ambiente vaginale è assicurata dalla presenza fisiologica di muco, una sostanza viscosa, prodotta dalle ghiandole presenti nella cervice uterina, in sinergia con l’attività degli estrogeni, che ricopre l’epitelio della vagina mantenendolo correttamente idratato e protetto. Compito di tale lubrificazione è inoltre quello di mantenere l’ambiente vaginale pulito e sano: le pareti vaginali lubrificate favoriscono il ricambio cellulare e l’espulsione di scorie, attività indispensabili alla salute intima di ogni donna. Se ti accorgi quindi di secrezioni fluide e biancastre, questo è un buon segno: significa che la tua vagina è naturalmente lubrificata e si mantiene pulita.
Risulta evidente che a seconda delle fasi di vita della donna, il canale vaginale ha un diverso pH e questo dato è da mettersi in rapporto con la diversa quantità di estrogeni prodotti durante l’arco della vita della donna. Sia prima della pubertà (cioè durante l’adolescenza) che in menopausa l’attività estrogenica è molto bassa/carente, per cui non solo l’epitelio vaginale è molto sottile (atrofico), ma avremmo anche una carenza di acido lattico all’interno del canale vaginale. In queste condizioni il pH assume un valore neutro (intorno a 7) e ciò determina maggiore suscettibilità alle infezioni. Riassumendo, la carenza di estrogeni può causare la seguente cascata di eventi: atrofia ed assottigliamento dell’epitelio vaginale da un lato, scarsità di nutrienti ed in particolare di glicogeno e conseguente aumento di pH dall’altro lato.
La secchezza vaginale è pertanto una condizione che si presenta nelle donne quando i tessuti della vagina non sono ben lubrificati e sani o quando le concentrazioni di estrogeni (gli ormoni femminili) diminuiscono in maniera significativa (ecco perchè la secchezza vaginale e la conseguente atrofia compaiono con maggiore frequenza nelle donne in fase pre e post menopausa). 

La secchezza vaginale nella donna in età fertile.

Esistono una serie di condizioni che possono concorrere a un’alterazione della mucosa vaginale, che si caratterizza per scarsa idratazione, presenza di microlesioni e infiammazioni. Le cause di secchezza vaginale, bruciore e prurito intimo spesso sono spesso legate a:
• stile di vita scorretto (utilizzo quotidiano di slip tanga o micro tanga, soprattutto quando non si è protetti da gonne lunghe o pantaloni; abbigliamento stretto; biancheria intima sintetica, che fa sudare molto la cute dei genitali esterni, non la lascia traspirare e trattiene i cattivi odori).

Igiene intima scorretta (eccessiva o scarsa, utilizzo di detergenti inappropriati).
I genitali esterni sono sottoposti troppo spesso e volentieri ad un’inappropriata e continua detersione intima, nell’idea che una maggiore “sterilizzazione e igiene” delle parti intime equivalga a un maggiore stato di salute e di benessere. Questo è in realtà un comportamento sbagliato: i detergenti intimi sono spesso troppo aggressivi, eliminando lo strato idrolipidico (ovvero lo strato di muco che di fatto protegge la cute dagli agenti esterni) e la flora residente e riducendo così la difesa contro gli agenti infettivi.

• Carenza di estrogeni, transitoria e legata a momenti particolari della vita di una donna, come il post-parto e allattamento, lo stress, ecc.
Le condizioni ormonali tipiche della donna in allattamento (ipoestrogenismo e iperprolattinemia) determinano maggior secchezza vaginale e mancanza di desiderio. Il rischio di dispareunia nelle donne che allattano aumenta da 2 volte alla ripresa dei rapporti, a 4 volte dopo 6 mesi dal parto, per il ripetersi di microabrasioni della mucosa, se il coito avviene in condizioni di secchezza vaginale.
L’amenorrea ipotalamica (una forma di anovulazione cronica con assenza di mestruazioni non dovuta a cause organiche identificabili e reversibile) come risposta adattiva dell’organismo femminile allo stress psicofisico, a disturbi dell’alimentazione e ad attività sportiva specie se agonistica può causare ipoestrogenizzazione e inadeguata eccitazione genitale, con secchezza vaginale e dispareunia.
I contraccettivi orali (CO), soprattutto se a basso dosaggio, possono portare a scarsa eccitazione genitale con ipolubrificazione, microabrasioni e iperattività dei muscoli del Pavimento Pelvico, disponendo a vulvodinia e dispareunia.

Dolore vulvare e disturbo sessuale non coitale, dispareunia e vaginismo.

Disfunzioni genito-sessuali femminili.

La dispareunia indica il persistente o ricorrente dolore genitale durante i tentativi di penetrazione o durante la penetrazione completa vaginale nel rapporto sessuale. Può interessare l’entrata vaginale (dispareunia superficiale o introitale o vestibolare) o comparire a penetrazione completa (dispareunia profonda). Nella forma che la donna definisce “superficiale” c’è in realtà una componente medio vaginale, dovuta al variabile spasmo dei muscoli del Pavimento Pelvico (in particolare del muscolo elevatore dell’ano). La dispareunia colpisce il 12-15% delle donne in età fertile e fino al 44% di quelle in post-menopausa sessualmente attive (spesso in comorbilità con la secchezza vaginale da atrofia).
Il vaginismo indica la persistente o ricorrente difficoltà della donna ad accettare la penetrazione vaginale del pene, di un dito o di un oggetto, nonostante l’espresso desiderio della donna di farlo. Ci sono spesso un evitamento fobico e una paura anticipatoria del dolore. Anomalie anatomiche devono essere escluse o trattate. Il vaginismo è causa di dolore nello 0.5-1% delle donne fertili e costituisce il 15-17% della popolazione trattata per dolore coitale.
I disturbi sessuali non coitali si riferiscono alla clitoralgia e/o al dolore al vestibolo vulvare durante il petting. Essi sono rari ma presentano un drammatico impatto sulla vita e sulla sessualità della donna e della coppia.


Questi disturbi riconoscono un’eziopatogenesi complessa e un fattore patogenetico comune: l’ipertono del muscolo elevatore dell’ano.
Quando questo muscolo è cronicamente iperattivo (iperattività “miogena”, associata o meno a fobia della penetrazione), riduce anatomicamente l’entrata della vagina.
L’ipertono provoca dolore che, a sua volta, è responsabile di inadeguata eccitazione genitale ed inibizione della lubrificazione vaginale, esponendo la mucosa vestibolare introitale alle microabrasioni meccanicamente provocate da ogni tentativo di penetrazione, a congestione vulvare.
Sono infatti riferiti attenuazione progressiva del desiderio nel corso del tempo e disturbi dell’eccitazione mentale e genitale, difficoltà all’orgasmo, sino al progressivo evitamento del rapporto sessuale, con importanti conseguenze sulla qualità dell’intimità fisica ed emotiva, e sulla relazione di coppia.
Il ritardo nella diagnosi di questi disturbi può causare il peggioramento e la cronicizzazione del sintomo doloroso, per proliferazione delle terminazioni nervose del dolore, istologicamente dimostrata. Essa è indotta dal Nerve Growth Factor, liberato dai mastociti iperattivati, ed è responsabile dell’iperalgesia all’introito vaginale. Il dolore perde allora la relazione con l’evento scatenante e tende ad automantenersi (viraggio del dolore da nocicettivo a neuropatico).

Fisiologia dell’eccitazione sessuale.

Durante il raggiungimento dell’eccitazione e dell’orgasmo, la contrazione dei muscoli ischiocavernoso e bulbocavernoso (due muscoli dello strato più superficiale del Pavimento Pelvico) determina un restringimento dell’introito vaginale intorno al pene e si ha l’attivazione delle ghiandole di Skene e di quelle del Bartolini della mucosa vaginale, con conseguente potenziamento della lubrificazione.
Le ghiandole del Bartolini (o ghiandole maggiori) sono situate in profondità nella parte inferiore delle grandi labbra. Presentano un dotto che secerne un liquido incolore che contribuisce al mantenimento della lubrificazione del canale vaginale, quando una donna è sessualmente eccitata, previa sufficiente stimolazione. La metà delle donne presentano anche da 2 a 10 ghiandole minori, uguali a quelle maggiori, disseminate nel vestibolo vaginale.
Le ghiandole parauretrali o di Skene, equivalente della ghiandola prostatica maschile, sboccano attorno al meato uretrale. Esse contribuiscono alla lubrificazione vaginale durante il rapporto sessuale e, congestionandosi durante l’eccitazione costituiscono un cuscinetto ammortizzante che protegge l’uretra durante il rapporto prevenendo la cistite post coitale. Si ritiene che esse siano responsabili dell’eiaculazione femminile.

Ghiandole del Bartolini e ghiandole di Skene.

Quindi una stimolazione sessuale, che ti faccia sentire bene, è la componente chiave nella produzione del tuo corpo di fluidi vaginali, che funzionano come un lubrificante naturale. 

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