In gravidanza di alcol ne basta poco per provocare danni anche gravi. PENSI-AMO al bambino!

In generale bisogna saper che durante la gravidanza non esistono quantità di alcol che possano essere considerate sicure o prive di rischio per il feto. Il consumo di qualunque bevanda alcolica in gravidanza nuoce al feto senza differenze di tipo o gradazione.


Una delle domande più frequenti che le donne rivolgono ai professionisti è se devono smettere di bere del tutto (vino, birra, aperitivi alcolici, amari o superalcolici), dal momento che decidono di avere un figlio. Magari riferiscono di non essere abituate a bere, ma non rinunciano affatto all’happy hour del fine settimana con gli amici.
La risposta è assolutamente sì. I professionisti consigliano di smettere di bere già durante il periodo in cui si programma la gravidanza come misura protettiva per il bambino. Infatti gli organi vitali, quali cuore, cervello e scheletro si formano durante i primi 10-15 giorni dopo il concepimento e la futura madre è spesso inconsapevole del suo nuovo stato. Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, nell’Unione Europea l’82% delle donne beve alcolici (numero fortemente in aumento). E, siccome quasi la metà delle gravidanze non sono programmate (il 42%), il rischio di consumo di alcol durante le prime fasi della gestazione è altissimo.
Purtroppo non è neppure possibile astenersi dall’alcol durante il primo trimestre di gravidanza e poi bere moderatamente nei mesi successivi, come molte donne credono erroneamente. Nonostante i primi 3 mesi rappresentino un periodo davvero delicato per lo sviluppo del feto, l’alcol danneggia il feto e soprattutto il suo sistema nervoso centrale in ogni momento della gravidanza, dal primo al nono mese.
Le donne che bevono abitualmente una o più volte al giorno, con una media di 3 o più bicchieri, incorrono con più frequenza nella possibilità di aborto, soprattutto durante il secondo trimestre di gravidanza. Ciò sarebbe imputabile all’azione tossica esercitata dall’alcol sul feto anche dopo l’assunzione di dosi modeste (come 2 bicchieri durante la gravidanza avanzata). Inoltre il mantenimento di abitudini legate al consumo di alcol è correlato ad un aumento del rischio di nascita prematura e di sottopeso.


L’organismo femminile, rispetto a quello maschile, è più vulnerabile agli effetti dell’alcol: la donna ha una massa corporea inferiore rispetto all’uomo, una minor quantità di acqua corporea e meno efficienza dei meccanismi di metabolizzazione dell’alcol, in conseguenza di una ridotta attività dell’enzima alcol deidrogenasi. A pari quantità di bevande alcoliche, quindi, corrisponde un livello di alcolemia maggiore. L’alcol ingerito dalla madre giunge dopo pochi minuti nel sangue del feto alle stesse concentrazioni di quelle della madre che ha assunto l’alcolico.

Il feto però non può metabolizzare l’alcol perché è privo degli enzimi adatti a questo compito; di conseguenza l’alcol e i suoi metaboliti (acetaldeide) si accumulano nel suo sistema nervoso e in altri organi, danneggiandoli. Tale azione negativa interferisce sui normali processi di sviluppo fisico (provocando malformazioni) ed intellettivo (generando ritardo mentale) in maniera più o meno grave in funzione dei livelli di consumo.     
La sindrome feto-alcolica – FAS (dall’inglese Fetal Alcohol Syndrome) – è oggi la più grave e negletta disabilità permanente che si manifesta nel feto, che viene esposto durante la vita intrauterina all’alcol ingerito dalla madre, ma prevenibile al 100%. Essa è caratterizzata da:

dismorfismi facciali: occhi piccoli e distanziati, pieghe agli angoli degli occhi, naso corto e piatto, solco naso-labiale allungato e piatto, labbro superiore molto sottile e di colore rosso vermiglio, padiglioni delle orecchie scarsamente modellati, appiattimento mascellare e mandibolare;
ritardo nell’accrescimento: valori inferiori alla media per altezza, peso corporeo e circonferenza cranica, segno questo di danno cerebrale, possono essere presenti anche malformazioni cardiache;
anomalie nello sviluppo neurologico del sistema nervoso centrale, con alterazioni cognitive e comportamentali, disturbi del sonno, della parola e dell’udito, che possono manifestarsi nel tempo.

La sindrome feto-alcolica (FAS), di solito, è diagnosticata tardi nell’infanzia e sebbene non siano disponibili attualmente delle cure, e il danno cerebrale non sia reversibile, scoprirla nelle fasi iniziali (diagnosi precoce) è fondamentale per garantire al bambino l’accesso a programmi educativi e a servizi sociali costruiti intorno a lui e alla sua famiglia. I bambini malati di FAS che ricevono un’educazione speciale hanno, infatti, maggiori probabilità di sviluppare pienamente il proprio potenziale e le abilità sociali.

Se aspetti un bambino , il brindisi può attendere!

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